“Ciò che la rete si prende non lo restituisce più”.

Lo scorso 24 marzo, presso la sede centrale dell’istituto Uruguay di via di Settebagni, si è tenuto un incontro a scopo informativo ed educativo con la polizia postale, per favorire una corretta informazione e ricevere indicazioni approfondite sull’uso corretto di internet e dei social network ormai molto diffuso tra i nostri ragazzi.

L’incontro era indirizzato a tutti i genitori e ai propri ragazzi adolescenti in età media tra i 10 e i 18 anni su tematiche particolarmente attuali ossia i rischi a cui sono sottoposti tutti i giorni i nostri figli dialogando con la “rete”.

Il convegno è stato molto interessante e ha toccato varie problematiche e sicuramente è stato utile a tutti i presenti per approfondire e apprendere una serie di campanelli di allarme a cui porre attenzione.

Da subito è stato chiaro che i ragazzi più colpiti sono di età compresa tra i 10 e 16 anni e che hanno una competenza informatica superiore alla media e che purtroppo è direttamente proporzionale alla incapacità di capire, valutare e approcciare in modo corretto le azioni che compiono loro stessi online, magari chiusi nella loro cameretta pensando che nella loro casa nessuno possa far loro del male o peggio senza rendersi conto che loro stessi possono essere fonte di disagio per qualche loro coetaneo.

Sto parlando del fenomeno sempre più popolare e diffuso del bullismo in rete o come chiamato dall’esperto l’identikit del cyber bullo. Si è parlato infatti degli ultimi casi di suicidio istigati da gruppi di ragazzi in rete. A volte i nostri ragazzi non si rendono conto di ciò che può generare un semplice scherzo e che la potenza della rete possa sviluppare un’azione ridondante fino al punto di creare una vittima e un gruppo che ha istigato al suicidio, come il caso di Padova del mese scorso.

E’ stato sottolineato più volte che spesso di queste violenze online non si è a conoscenza perché la vittima ha timore e si chiude in se stessa. La polizia già attiva chiede l’aiuto ai genitori e agli educatori di promuovere questi incontri per sensibilizzare i giovani nei confronti di questo cattivo e perverso uso della rete e spingere sul fatto che una buona informazione come quella che è stata trasmessa con l’incontro dell’altro giorno possa aiutare a tutelare tutti i minori….

Si è toccato il problema della sicurezza con l’obiettivo di aiutare tutti gli utenti soprattutto i minori, che a differenza di un adulto, spesso non hanno la consapevolezza di ciò che si può incontrare dall’altra parte dello schermo.

Importante insegnare a navigare in sicurezza e insegnare quindi ad avere la consapevolezza e il controllo dei propri dati condivisi ad esempio nel caso di facebook.

“Ciò che la rete si prende non lo restituisce più”. Questa frase detta mi ha colpito particolarmente.

Non dobbiamo vietare ai ragazzi l’uso di facebook ma affiancarli e aiutarli ed insegnare loro a farne un uso corretto.

L’obiettivo di tutti noi, forze dell’ordine, genitori ed educatori deve essere comune ossia insegnare ai ragazzi a sfruttare le potenzialità del web e delle community online come facebook senza correre in rischi connessi all’adescamento cyber bullismo o alla violazione della privacy altrui e propria e insegnare loro ad avere un comportamento idoneo e corretto per evitare di nuocere a se stessi e agli altri.

Elena Pierdominici

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2 pensieri su ““Ciò che la rete si prende non lo restituisce più”.

  1. Ho partecipato all’incontro e trovato il tutto molto interessante. Proporrei un nuovo incontro tra l’ operatore della Polizia Postale e i ragazzi. Sicuramente, senza i genitori presenti, si potrebbero sentire più a loro agio nel porre delle domande. Nadia Brignardelli

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